La distruzione capitalistica della famiglia.

Diego Fusaro. La distruzione capitalistica della famiglia. Trascrizione del video di agosto 2014.

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La distruzione capitalistica della famiglia.

Il 68, al di là delle letture consolidate che lo interpretano come un momento di emancipazione dal capitalismo, deve piuttosto essere inteso come un momento di emancipazione del capitalismo che mette a morte la borghesia.

Perché il capitalismo nella sua logica di sviluppo deve mettere a morte la borghesia?

Come ho cercato di chiarire in molti miei scritti, deve mettere a morte la borghesia essenzialmente per due motivi: primo perché la borghesia è pur sempre portatrice di una potenziale coscienza infelice, cioè dalla borghesia può nascere la contestazione stessa del mondo capitalistico, vedi Marx o Hegel, possono nascere pensatori borghesi e anti-capitalisti, portatori, appunto, di una coscienza infelice borghese.

Il sessantotto uccide la borghesia, il mondo dei valori borghesi, e favorisce il transito dalla coscienza infelice borghese all’odierna incoscienza felice post moderna e post borghese. Ma poi la borghesia deve essere uccisa dal capitalismo trionfante perché essa è pur sempre portatrice di una sfera di valori che alla lunga si rivelano incompatibili con il principio fondamentale del capitalismo, che è quello dell’estensione illimitata della forma merce, ogni ambito sia reale sia simbolico.

Rispetto a questa estensione illimitata, la borghesia è incompatibile, giacche essa ha tutta una schiera di valori etici morali e religiosi che sono di impedimento rispetto all’estensione illimitata della forma merce.

Come dice Marx nei Grundrisse “Per il capitale ogni limite è un ostacolo che deve essere superato”,e così, dopo aver marciato insieme, dopo aver proceduto di conserva per ampia parte della storia della modernità, nel 68 capitalismo e borghesia si separano, il capitalismo uccide la borghesie e diventa un capitalismo post borghese, di più, anti-borghese.

Deve distruggere allora tutte le entità borghesi superstiti, la scuola ad esempio, come luogo di formazione degli individui, oggi ridotta non a caso ad azienda in cui si insegna non più il latino, il greco, la formazione dell’essere umano, ma si insegna invece l’inglese, l’impresa, l’azienda, debiti, crediti, cioè appunto la distruzione capitalistica della scuola. Deve distruggere i grandi valori borghesi della eticità direbbe Hegel.

Il capitalismo, dopo il 68 soprattutto, odia congiuntamente, potremmo dire, Marx, la passione rivoluzionaria anti capitalistica in cerca di un ulteriorità nobilitante e odia anche Hegel, cioè la ciclica ecletticità borghese comunitaria incompatibile con la sacra norma capitalistica dell’illimitatezza della forma merce che deve dominare integralmente il reale e il simbolico. Di cui appunto il capitalismo procede anche dopo il 68, e anzi a partire dalla logica stessa del 68, come momento anti borghese e perciò stesso ultra capitalistico, cioè tale da favorire l’avvento di un capitalismo non più frenato dai limiti della cultura borghese, cioè un capitalismo in cui non ci sono più Mozart, Beethoven e Marx, ma solo soggetti capitalistici e non borghesi, non portatori della grande cultura borghese.

Dal 68 in poi, il capitalismo uccide anche la famiglia. Perché il capitalismo deve uccidere la famiglia?

Nel 68 questo era evidente, era sotto gli occhi di tutti. Il 68 è un grandioso momento di contestazione non certo del nesso di forza capitalistico, bensì della eticità borghese “vietato vietare” “ non esiste l’autorità”,  distruzione della famiglia in nome dell’individuo liberal libertario potremmo dire, cioè appunto è tutta una logica di sviluppo anti borghese che ciò stesso favorisce l’avvento di una società integralmente capitalistica,  in cui non vi è più alcun limite, e in cui, appunto, domina il principio fondamentale della forma merce che è quel vietato vietare che nel 68 pareva, per il miraggio dei sessantotteschi,  un principio contestatario ed emancipativo, laddove invece il vietato vietare proprio come le altre grandi funzioni satellitari del lessico 68esco, “non esiste autorità”, “godiamo illimitatamente”, sono le parole chiave dell’odierno capitalismo post borghese.

Il quale capitalismo post borghese deve anche uccidere la famiglia. Perché deve uccidere la famiglia? Perché la famiglia, con tutte le sue caratterizzazioni, resta pur sempre, potremmo dire, la comunità originaria. Già Aristotele, ma non solo lui, nella politica spiega che l’uomo non nasce come individuo, nasce già all’interno di quella Koinonia, di quella comunità originaria, che è la famiglia. Il che è la prova, per Aristotele che l’uomo è naturaliter comunitario, è uno Zoon Politikon, cioè un animale socievole politico e comunitario, che viene al mondo già all’interno di quella comunità originaria che è la famiglia.

Perché il capitalismo deve uccidere la famiglia? Perché appunto per il capitalismo non esistono comunità, esistono solo monadi di consumo, atomi cinici in fuga dal sociale che cercano solo la massimizzazione del proprio profitto individuale, che vivono un indecente individualismo che produce la irresponsabilità e lo sgravio di interesse per il resto del mondo, vive appunto nella dimensione che Hegel, nell’enciclopedia delle scienze filosofiche che chiama Il sistema dell’atomistica, singoli atomi individuali scissi tra loro che entrano in relazione solo ciascuno per massimizzare il proprio profitto a scapito dell’altro, secondo il modello di Robinson Crusoe “Venerdì” che è il paradigma dell’individuo moderno delle sue grandezze e della sua miseria, e la famiglia, appunto in quanto comunità originaria, deve essere distrutta. Per questo oggi la famiglia laddove ancora esista e non sia già totalmente distrutta, viviamo del resto nella epoca della crisi della famiglia, vi sono gravidanze esterne alla coppia, vi sono discussioni intorno al matrimonio gay, vi sono discussioni intorno alla famiglia come forma borghese vetusta e superata, che si inscrivono idealmente in questo clima post borghese e ultra capitalistico proprio di un capitalismo che non è più borghese e che deve anzi essere anti borghese.

Uccidere la famiglia significa appunto uccidere la comunità originaria, lasciare l’individuo in balia di se stesso, fare dell’individuo esattamente una monade di consumo illimitatamente plasmata dal potere, dal potere capitalistico che dissolve le comunità esistenti e ne ricrea  ex novo di nuove fatte ad hoc per il consumo.

Centri commerciali discoteche concerti, cioè comunità di consumo in cui gli atomi consumistici sono uniti, appunto, comunitariamente dal credo consumistico consumo ergo sum cioè appunto una sorta di comunità non comunitaria una costruzione non sociale della socialità perché già da sempre inserita incorporata nelle logiche capitalistiche della produzione, del consumo e dunque della reificazione planetaria.

Il capitale per questo deve uccidere la famiglia per lasciare gli individui in balia di se stesso e per far trionfare ovunque il dogma tipico del neoliberismo, quel dogma  espresso apertamente e senza infingimenti dalla Thatcher quando diceva non esiste la comunità esistono solo gli individuicioè appunto una rimozione forzata nel senso di appartenenza alla comunità sostituita da individui atomizzati, in conflitto fra loro, incapaci di abitare lo spazio del sociale e incapaci di attivare una social catena che renda sociale la loro ira, e quindi potenzialmente eversiva rispetto al sistema capitalistico. L’individuo abbandonato a se stesso non può nulla, il capitale può essere sconfitto solo socialmente  ed è quindi demonizzando apriori il senso della comunità che il capitale continua ad inanellare i suoi successi .

Hegel, che insieme ad Aristotele è forse uno dei pensatori del canone occidentale che più ha messo a tema la portata comunitaria e sociale dell’istituzione della famiglia come appunto comunità originaria, e non è un caso che anche per Hegel l’uomo venga al mondo già all’interno di una comunità che è la famiglia che è un momento fondamentale non a caso della eticità, il primo momento fondamentale dell’eticità, nei Lineamenti di filosofia del diritto del 1821 al paragrafo 167 scrive testualmente

il matrimonio ed essenzialmente la monogamia è uno dei principi assoluti su cui si fonda l’eticità di una comunità è per questo che l’istituzione del matrimonio viene rappresentata come uno dei momenti della fondazione divina o eroica degli stati.

Cioè il matrimonio, appunto, la famiglia monogamica è uno dei principi assoluti su cui si fonda l’eticità di una comunità l’eticità di una comunità, cioè appunto come Hegel qui Die Sittlichkeit eines Gemeinwesens appunto l’eticità di una comunità di una realtà comunitaria e il capitale deve distruggerla perché non può accettare che vi siano legami comunitari. Vuole vedere ovunque solo atomi privati del nesso solidale comunitario. Oggi la famiglia è distrutta, per questo appunto, il capitale oggi porta avanti continuamente crociate contro la famiglia ed è tragico vedere come quelle forze che un tempo si contrapponevano al capitale e che oggi sono passate armi e bagagli alla difesa del capitale, continuamente , nulla abbiano da dire contro il nesso di forza capitalistico contro l’estinzione sempre più rapida dei diritti sociali e del lavoro e scendano invece in piazza per patetiche manifestazioni contro la famiglia, senza accorgersi evidentemente che in questa loro lotta contro la borghesia ma non contro il capitalismo fanno dal 68 ad oggi lo stesso gioco del capitalismo. Lavorano per il Re di Prussia, perché il capitalistico re di Prussia è esso stesso dal 68 interessato a dissolvere la famiglia, per cui qui il paradosso di una sinistra che è anti borghese dal 68 ad oggi, ma non anti capitalistica, e proprio perché anti-borghese e perciò stesso ultra capitalistica nella misura in cui come già dicevo è il capitalismo stesso dal 68 ad oggi a lottare contro la borghesia per imporsi nella sua forma assoluto totalitaria post borghese post proletaria, della riduzione dell’umanità a un amorfo gregge di atomi consumatori individuali.

Per questo a maggior ragione è uno spettacolo orribile vedere in piazza giovani ragazzi della sinistra che scendono a manifestare contro la famiglia quando il capitale stesso li rende nella condizione di non potersene fare una, perché il capitalismo stesso oggi diffama continuamente la famiglia come comunità sorpassata, come comunità patriarcale degna di essere abbandonata dove Hegel voleva abbandonare lo stato nel museo delle antichità, e poi proprio mentre predica questa dissoluzione della famiglia, il capitale rende i giovani impossibilitati a farsene una, i giovani flessibili e precari fino a 60 anni impossibilitati a stabilizzare la loro vita in un’attività professionale duratura, stabilizzata, non precaria, non possono nemmeno di conseguenza stabilizzare il loro rapporto affettivo nella forma familiare tradizionale.

Per questo il capitalismo porta oggi, complici le ideologie di una sinistra anti borghese e ultra capitalista, portano avanti l’ideologia convergente della precarietà come forma esistenziale liberal-libertaria che evita quella vecchia fissazione borghese per il posto fisso e monotono, e insieme portano avanti la logica di disgregazione della famiglia come istituzione borghese patriarcale. Ma questo, e ripeto, è lo stesso movimento del capitalismo oggi trionfante che dissolve in un colpo solo , e il lavoro fisso, e la famiglia. Per questo oggi il capitalismo è assolutamente antihegeliano nella sua logica di sviluppo, non può accettare della grande costruzione socio politica di Hegel, il momento della Sittlichkeit, il momento della eticità borghese si sarebbe detto, di quella eticità borghese che permetteva all’individuo tramite le potenze etiche, come le chiamava Hegel, della famiglia dello stato e della società civile intesa come già permeata da istituzioni sociali che permettevano all’individuo non di sparire nella totalità, come continuamente ripete l’ideologia liberale nemica dello stato e dell’eticità, bensì di trovare nella comunità la propria piena realizzazione di individuo. Comunità e individuo non si escludono a vicenda ma si danno in un nesso di mediazione reciproca.

L’individuo può realizzare se stesso unicamente nello sviluppo all’interno della comunità cioè nella dimensione inter-soggettiva. L’individuo è naturaliter comunitario perché nasce  in una famiglia, nasce all’interno della famiglia e si sviluppa poi nella comunità sociale.